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La magnifica protesi: luogo post umano dove si esprime l' avatar bitser Scarfiotti. Il protagonista del libro "Le vostre miserie, il mio splendore". 


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Linea gialla: per cogliere il senso dell' infinita linea gialla che ognuno di noi trova ai confini del proprio territorio interiore.

 


13 settembre 2005

Rosa Fumetto

Che fine ha fatto Rosa Fumetto? Non partecipa a ospitate, non va sulle isole degli ex famosi, diserta le feste dei cafoni ancora famosi. Si può invece vederla svicolare tra il traffico romano con il suo motorino. Anche se ha il casco in testa è facile riconoscerla, poggia sul sellino l’ inconfondibile gloria delle terga con la stessa maestà di chi siede su un trono. “Ho difficoltà a star dietro al mio culo, lo rincorro sempre- e Rosa sorride- ovviamente lui ha avuto molta fortuna, io molta di meno.”
    E’ superfluo chiederle come se la sta passando ora. “Vedi, se non sono venuta a trovarti con la Rolls Royce e l’ autista…E’ perché evidentemente ho avuto delle difficoltà!”
  Un po’ contro tutti, ma Rosa sopravvive, anche se il ricordo che il mondo ha di lei la cristallizza in eterni trionfi callipigi. ”Non rinnego le mie foto nude che girano in Internet, anche se non sono mai state concordate con me.” Oggi in giubbetto e pantaloni si confonde con le tante ragazzine che si preparano per la scuola. Senza un filo di trucco e un po’ scarmigliata ricorda lo scugnizzo che nel 68 fece impazzire Alain Bernardin che la volle al Crazy Horse a fare la monella italiana che esce dal Vesuvio. “Ero una specie di clown e mi battezzò come “Rosa la bolognese”. In realtà Rosa è torinese di nascita, per tutte le scuole elementari ha abitato a un passo dalla Mole Antonelliana. Poi a Milano per continuare gli studi, on po’ dalle Piccole Suore del Santo Natale, un po’ dalle Carmelitane, infine dalle Preziosine. “In quel tempo non mi piacevo molto, era l’ epoca di Veruska che era alta un metro e ottanta, mi sentivo lontana da quel modello, solo dopo che arrivai al Crazy Horse ho imparato a sentirmi bella.”
  Dal primo numero quasi comico si incarna nel mito della nudità femminile estremizzata al rango d’ opera d’ arte assoluta: ”avevamo la consapevolezza che un momento fugace ci rendeva perfette.” All’ inizio semplice strip tease, poi il nudo integrale vero e proprio. Una rivoluzione assoluta in quegli anni: “Accadde nel 1973, ci era stato commissionato un galà privato per lanciare la nuova collezione dei gioielli di Van Cleef. Fu allora che Bernardin ci fece togliere quel pezzettino di stoffa che portavamo attaccato al pube con lo scotch biadesivo, finalmente libere con addosso solo le nostre mutandine naturali!”
  E’ gioco facile coinvolgere la Fumetto in un confronto sulla moda odierna del nudo di massa; pance scoperte e chiappe al vento senza limite di luogo e di tempo. Per strada come al mare dagli otto agli ottanta anni: ”Sembrano tutte puttane, soprattutto nel sottobosco della televisione. Non parlo solo di donne anche di uomini, pronti a vendersi a pochissimo prezzo. Guarda che le ragazze che si spogliavano nude al Crazy Horse poi non erano altrettanto disinvolte in spiaggia. Su quel palcoscenico noi sapevamo di essere ridotte a perfezione assoluta, il nudo ci dava un grande senso di libertà.”
  Nel 79 Rosa si dimette dal Crazy Horse e lascia Parigi. Nel 1983 la Rai la chiama per fare il “Il Cappello sulle 23” varietà notturno sulla seconda rete: “Avevano pochi soldi e pensavano che io con un numero di strip tease avrei risolto tutto, ma nessuno osò scrivere sul contratto che mi sarei dovuta spogliare.” Le regole erano che il nudo venisse concordato da precise clausole. “Fu alla quarta puntata, la mia collega Trucula Bon Bon aveva un vestito un po’ largo che ogni tanto le scendeva sul seno, lei lo tirava su e si ricopriva. Dietro le quinte il regista Mario Landi però imprecava perché pretendeva di poter rubacchiare quel po’ di nudo. Allora chiesi la camera in primo piano e gli urlai davanti a tutti che era un porco, se voleva il nudo non aveva bisogno di trasformare il pubblico in un gruppo di guardoni, il nudo glielo davo io, anche integrale! E così mi tolsi tutto, anche se non ero pagata per farlo. Era la mia maniera per salvare il pudore di noi artiste che quella gente aveva offeso.”
  Dopo aver respirato per dieci anni l’aria delle dee dell’ olimpo parigino, tornare tra la gente comune non è sicuramente stato facile per lei: “A me piace il denaro, so come usarlo, per questo non sono mai diventata ricca. Frequento poco lo star system italiano, trovo che ci sia molto provincialismo, preferisco vedermi con persone intelligenti.” Racconta quindi della sua collaborazione con un illustre professore della Berkeley University: “ Si chiama Nanty Meyer, l’ ho aiutato per un corso di studi universitari sulla strategia dell’ innovazione centrato sul modello di Bernardin, Dal nostro lavoro uscirà un libro, avrà per titolo ‘Conversazioni tra un accademico e una stripteaseuse’.”
  Invece non ha incontrato entusiasmo la sua proposta di pubblicare un manuale di spogliarello per casalinghe: “Il mio progetto era un prodotto multimediale che insegnasse alle donne come mettersi in scena in casa propria. Già in Germania, per combattere il calo di desiderio generalizzato, si fanno campagne per riappropriarsi dell’ arte della seduzione. Mi sarebbe piaciuto fare un corso molto educativo per far capire come tutte possano essere belle. Basta una musica, una luce, un’ atmosfera. A ne hanno detto di no, ma tanto qualcun altro, prima o poi, lo farà.!”

Gianluca Nicoletti (LA STAMPA 9 sett 2005)


Il nome di Rosa Fumetto è strettamente legato al periodo glorioso del Crazy Horse di cui fu una delle vedettes più famose, si è spogliata su quel palcoscenico dal 1968 al 1979. Il tempio del nudo d’ arte fu inaugurato nel 1951 in Avenue Geoge V, nel cuore del celebre “triangolo d’ oro” delle notti parigine. A inventarlo fu Alain Bernardin morto suicida nel 1997, quando aveva 81 anni. Nell’ idea del fondatore si doveva realizzare la perfezione artistica del nudo femminile, spogliarelliste dal corpo statuario che si muovono nude, ma vestite di luce e di musica. Le ragazze che venivano scritturate da Bernardin dovevano rispondere a rigorosissimi canoni di bellezza, ma soprattutto essere assolutamente irraggiungibili dai clienti. Famosi creatori di moda, come Paco Rabanne, Pierre Cardin o Courrèges hanno da sempre contribuito a dare un marchio tipicamente partigino al locale. Da meno di due mesi però i tre eredi di Bernardin hanno venduto il Crazy Horse che è ora passato in mano straniera. I nuovi proprietari Philippe Lhomme, azionario di Canal Plus Belgio e Polonia, e Yannick Kalantarian, produttore di spettacoli, hanno comunque espresso l’ intenzione di continuare a rispettarne la tradizione artistica.





permalink | inviato da il 13/9/2005 alle 10:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

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